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PRESENTAZIONE CONCORSO FOTOGRAFICO

PRESENTAZIONE CONCORSO FOTOGRAFICO "SGUARDI DI GIUSTIZIA"

Si è concluso con uno straordinario successo l'evento di lancio del Progetto Culturale "Sguardi di giustizia, un dialogo straordinario tra cinema, diritto, giustizia, fotografia e memoria Venerdì 19 giugno, la solenne cornice del Palazzo di Giustizia di Roma (sede dell'Ordine degli Avvocati) ha ospitato l'inaugurazione del lancio della prima edizione del Concorso e della Mostra Fotografica itinerante promosse dalla Fondazione Ordine Avvocati Roma, dalla Camera Civile di Roma, dalla Fondazione Appetito e dall'Ordine Avvocati Roma. Abbiamo dato vita a un confronto inedito che unisce l'etica del diritto alla forza espressiva della fotografia di scena cinematografica d'autore. Dalla maestosa e polverosa frontiera di Sergio Leone in "Per un pugno di dollari" alle profetiche derive della giustizia-spettacolo (tra l'altro ambientato e girato proprio nel nostro Palazzo di Giustizia) in "Tutti dentro" di Alberto Sordi, la mostra "Sguardi di giustizia attraverso gli scatti set e fuori set dell'archivio Appetito traccia una parabola civile che interroga profondamente il nostro presente. Un ringraziamento sincero va a tutti i relatori che con i loro preziosi interventi hanno arricchito questa serata: Alessandro Graziani (Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Roma) Paolo Nesta (Presidente della Fondazione Ordine Avvocati Roma) e Angelo Cugini (Presidente della Camera Civile di Roma) per aver creduto fermamente in questa sinergia culturale. Tra gli altri ringraziamo Francesco Giulio Farachi (Critico d'Arte) per la raffinata lettura curatoriale, Lucia Valeriani (Vicepresidente della Fondazione Appetito) per aver tracciato la nostra traiettoria di "Custodire, Innovare, Generare", Tiziana Appetito (Presidente Onorario della Fondazione Appetito) e a Francesco Della Calce (Direttore dell'Archivio Appetito) per averci guidato e accompagnato nell'anatomia degli scatti e nell'umanità segreta del set. Un grazie ulteriore tutti gli illustri ospiti che hanno intrecciato in un dialogo vivo tra mondo Forense e Cinema.

DIFENDERE CHI DIFENDE È UN DOVERE DI DEMOCRAZIA

DIFENDERE CHI DIFENDE È UN DOVERE DI DEMOCRAZIA

L'aggressione subita dall’Avvocato Giovanni Allegra, trattenuto sotto la minaccia di un'arma e costretto a redigere un atto contro la sua volontà, non è un fatto che riguarda il singolo professionista. Questo episodio, gravissimo ma tutt’altro che isolato, è una ferita inferta a un principio appartiene a ciascun cittadino: il diritto di essere difeso da chi esercita la propria funzione in piena libertà e indipendenza. Nello specifico caso, merita rispetto e gratitudine la capacità con cui il Collega Allegra ha evitato conseguenze ben più gravi e ha testimoniato, nei fatti, la statura di chi indossa la toga. Tuttavia, episodi come questo si collocano in un clima di crescente insofferenza verso la funzione difensiva e non possono essere derubricati a fatti isolati. L'Avvocato non è mai parte del conflitto: ne è il presidio civile. Là dove c'è una pretesa da far valere, un torto da riparare, una libertà personale da tutelare, c'è un difensore che traduce in diritto ciò che altrimenti resterebbe forza, sopruso e arbitrio. Per questo l'Avvocatura è, prima ancora che una professione, una garanzia. Per questo, ogni Avvocato deve essere difeso. Ogni volta che un Avvocato viene colpito, viene anche colpita la possibilità di tutti di essere difesi. Proprio perché questa funzione è insostituibile, non basta condannarne la violazione: occorre assicurare tutela e protezione. Non basta la sola firma della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione della professione di Avvocato. Serve assicurare che siano adottate misure concrete a garanzia di chi esercita la difesa senza dover temere minacce, intimidazioni o violenze. Alle Istituzioni rivolgo l’invito a mantenere alta la vigilanza, tutelare con fermezza l'autonomia e l'indipendenza degli Avvocati, riconoscere che la loro libertà è la libertà di tutti. Difendere chi difende non è un privilegio di categoria. È un dovere di democrazia.