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La Cerimonia per il Cicerone, sfide e speranze dell’Avvocatura

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Due cerimonie distinte nella ricorrenza temporale che però nella sostanza si riassumono in una sola, accomunate dall’amore, dalla passione per una professione che tutti ci unisce. Il 13 dicembre la Cerimonia per i colleghi che raggiungono i 25 anni di attività professionale, il 14 dicembre invece quella per i colleghi che raggiungono i 50, 60, addirittura i 70 anni di professione, magnifica testimonianza di quanto la toga, una volta indossata, resti l’abito di una vita intera. I due eventi si terranno nell’Aula Avvocati della Corte di Cassazione, per la prima volta celebrati con la solennità che ad essi compete. Per raccontare lo spirito di entrambi, pubblichiamo qui il testo scritto dal Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati romani Antonino Galletti per salutare la manifestazione.

“Sembra passato un secolo, da quel lontano 1994, la politica, la tecnologia, la scienza, molte cose sono cambiate e, del resto, 25 anni sono molti, anche se in fondo non poi così tanti nella vita di una persona. Ma è il mondo che è cambiato, molto, moltissimo, in tutto questo tempo. Quello che non è cambiato invece è l’amore per la toga, l’amore per una professione che mai come in questi anni affronta grandi mutamenti sul piano pratico e forse anche grandi difficoltà, ma non cambia sul piano ideale dell’impegno e del sentimento di appartenenza. La cerimonia solenne per i venticinque anni di attività forense di tanti valorosi colleghi proprio a questo serve, è occasione magnifica di bilanci per la professione intera: attraverso la testimonianza del percorso dei singoli, racconta il cammino dei molti, giovani e meno giovani, di tutti noi che insieme rappresentiamo la grande famiglia della avvocatura romana e la sua funzione sociale e costituzionale. Così, in questi giorni, ci troviamo ad ascoltare proposte di riforma come quella sulla prescrizione, che in pochi tratti sconsiderati di penna cancellano secoli di civiltà giuridica e di diritti dei cittadini. Ci troviamo a fronteggiare sui mezzi di informazione le accuse di chi addita proprio gli Avvocati come i responsabili delle lungaggini dei processi. Di pochi mesi fa il dibattito, purtroppo tutto in seno alla categoria forense, ma non filtrato all’esterno, sull’inserimento doveroso del ruolo dell’avvocato nella Costituzione. Né, d’altro canto, l’accerchiamento che affrontiamo si nutre solo di grandi temi, ma anche di questioni assolutamente materiali che tuttavia così fortemente incidono sulla vita dei colleghi. Penso ad esempio all’equo compenso, per il quale come Ordine forense della Capitale, il maggiore d’Italia, ci siamo spesso battuti ottenendo anche risultati positivi, ma che tuttora in molte realtà pubbliche e private resta una chimera. O rammento i dati recentemente ascoltati dell’ultimo rapporto Censis sulla Avvocatura, che ci parla di tanti colleghi in forte difficoltà economica e di pari opportunità che ancora stentano ad essere riconosciute. Lo dicevamo all’inizio, viviamo tempi non facili, ma è proprio per questo che l’esempio dei colleghi che hanno tagliato il traguardo dei 25 anni di professione ci rincuora e ci spinge a guardare avanti con fiducia, anzi a rinnovare e moltiplicare l’impegno già profuso. Nei giorni scorsi in adunanza abbiamo celebrato l’impegno solenne dei nuovi Avvocati davanti al Consiglio dell’Ordine. A questi giovani e a tutti noi sia di sprone l’esempio di questi colleghi, una luce che ci guidi tutti verso una speranza: quella di lasciare alle generazioni di Avvocati che verranno un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. Con l’aiuto di tutti, riusciremo nell’intento”.


Fonte: Affari generali