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Inaugurazione Anno Giudiziario: l’intervento del Presidente Galletti

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Pubblichiamo la registrazione video e il testo dell’intervento del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma nel corso della cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Distretto della Corte di Appello di Roma (31 Gennaio 2021)

CERIMONIA DISTRETTUALE DI INAUGURAZIONE

ANNO GIUDIZIARIO 2021

Sig. Presidente della Corte,

Autorità tutte presenti,

l’inaugurazione di ogni anno giudiziario è l’occasione, non soltanto rituale, per fare il punto sulla situazione della Giustizia e, dunque, è la sede naturale per tentare di illustrare, nel breve tempo a disposizione, la posizione dell’Avvocatura romana, di quella distrettuale che ho l’onore di rappresentare, nonché di quella nazionale che oggi pure rappresento per conto dell’Organismo congressuale forense (la nostra organizzazione politica nazionale).

In via generale la gestione dell’emergenza sanitaria e della pandemia, ancora purtroppo in atto, ha determinato le conseguenze che noi tutti conosciamo per certi versi inevitabili, soprattutto nella fase più acuta, ma per altri versi aggravate da una politica miope che ha abbandonato ai soli capi degli uffici giudiziari la gestione delle criticità, con l’unico conforto di “sentire” preventivamente l’autorità sanitaria ed i Consigli degli Ordini.

Di qui tante prassi virtuose, come testimoniato dai protocolli che abbiamo concordato e sottoscritto (cito per tutti quello sul rilascio delle copie esecutive in Corte di appello che ha addirittura anticipato in via interpretativa il successivo intervento legislativo), ma anche provvedimenti organizzativi e linea guida unilaterali e disarticolati, non coordinati, frutto di continui interventi e rimaneggiamenti e, soprattutto, diversi tra i vari uffici giudiziari e, almeno a Roma, perfino tra le sezioni interne dello stesso ufficio.

In primavera, a beneficio dei media e per chiarire anche visivamente la situazione, avevo “pesato” ben 10 kilogrammi di linee guida.

Se dovessi ripetere l’operazione oggi certamente il peso non sarebbe diminuito, ma addirittura raddoppiato.

Se l’operazione fosse eseguita a livello nazionale, occorrerebbe probabilmente un intero vagone ferroviario per raccogliere e trasportare, magari dinanzi Ministero, i provvedimenti organizzativi e le linee guida, tutti certamente assunti con intenti lodevoli, ma che in concreto hanno penalizzato l’esercizio della nostra attività professionale ed hanno pesato come macigni sulla tutela dei diritti e delle libertà dei nostri assistiti.

Non resta, dunque, al riguardo che confidare nel fatto che l’attuale o il prossimo Ministro raccolga l’accorato appello degli Avvocati, costretti a reiterarlo anche in questa autorevole sede, e si assuma la responsabilità politica di scrivere finalmente linee guida generali di portata nazionale come si conviene all’esercizio della giurisdizione, che non può certo proseguire sul territorio nazionale a macchia di leopardo, in una sorta di federalismo giudiziario impazzito.

Ieri il Ministro ha riferito che, nonostante l’emergenza sanitaria, nel 2020 è stato portato avanti il piano ordinario di assunzioni di oltre 13.000 mila unità, procedendo al reclutamento di 1.163 unità di personale amministrativo e che sono state poste le basi affinché nel 2021 il sistema possa avvalersi del contributo di circa 7.000 donne e uomini in più: speriamo sia vero, a noi sembra però che i vuoti in organico siano sempre gli stessi ed i nuovi innesti siano stati appena sufficienti per coprire i pensionamenti anche se, come ci ha anche ricordato il Ministro, nel Recovery Plan: “si prevedono stanziamenti di 2 miliardi e 300 milioni di Euro per assunzioni a tempo determinato per ridurre l’arretrato nell’orizzonte del piano, cioè il 2026, e 470 milioni per l’edilizia giudiziaria”.

Ebbene, riguardo questo ultimo aspetto, ancora una volta quest’anno lamentiamo la mancata disponibilità della sede della caserma Manara che rende ancora più grave ed inadeguata la situazione dell’edilizia giudiziaria, caratterizzata nella Capitale da quello che lo stesso Ministro ha espressamente definito come uno “spezzatino giudiziario” con riferimento alla moltitudine di sedi distaccate e distanti tra di loro.

Per quanto attiene il settore civile, nonostante il costante impegno di tutti gli operatori, vi sono stati ritardi e rinvii che stiamo cercando di recuperare; a fronte dell’eroismo di molti, non può essere sottaciuto che per pochi, forse addirittura pochissimi, la pandemia è stata una occasione formidabile per giustificare il rinvio delle udienze a distanza di mesi (e, talvolta, di anni), magari a poche ore di distanza dalla loro celebrazione.

Da ultimo ci sono stati segnalati casi dove, oltre al rinvio, le parti ed i loro difensori sono stati onerati di documentare in via telematica “il loro persistente interesse alla decisione della causa”, evidenziando che, in caso di mancato deposito, il giudizio sarebbe stato ulteriormente rinviato.

Provvedimenti simili sono profondamente ingiusti e nascondono l’idea di un processo che non è la sede naturale per la risoluzione in contradditorio delle liti secondo il diritto, ma un percorso ad ostacoli, da riempire di insidie processuali e adempimenti burocratici inutili col solo fine di sfiancare le parti e disincentivare il ricorso alla giurisdizione, senza rendersi conto che, così facendo, viene penalizzato certamente il ruolo della Difesa, ma massimamente anche il prestigio della magistratura e dell’intero sistema che è giudicato dalla collettività come lento ed inefficiente.

Se occorre insieme censurare le prassi negative, è altresì doveroso esaltare il ruolo, che ho già definito eroico, di avvocati e magistrati che, nonostante le difficoltà e la pandemia, contribuiscono silenziosamente ogni giorno, con sacrificio e abnegazione, a mandare avanti il nostro sistema giurisdizionale.

Per quanto attiene al settore penale, l’avvocatura romana si è contraddistinta per un un approccio sempre propositivo e finalizzato a trovare una linea comune con i capi degli uffici giudiziari e la dirigenza amministrativa, e ciò ha consentito, anche durante il picco dell’emergenza sanitaria, di trovare delle soluzioni in grado di consentire la graduale ripresa dell’attività giudiziaria, agevolando il lavoro di tutti gli operatori, e di certo anche degli Avvocati, con l’utilizzo sempre più incisivo della telematica nell’ottica – da tutti auspicata e da noi sempre sollecitata – di una pressoché integrale digitalizzazione degli adempimenti amministrativi e di cancelleria.

Le proposte avanzate dall’Avvocatura, sollecitate dall’attuale pandemia, e volte alla riduzione dei tempi di attesa tra le diverse udienze e alla possibilità di interloquire a distanza con i diversi uffici, anche al fine di avanzare richieste copie e depositare atti e documenti, hanno sempre trovato un rapido riscontro da parte dei vertici della magistratura romana.

I capi degli uffici giudiziari romani, infatti, hanno sempre condiviso lo sforzo propositivo del Consiglio, così come l’esigenza di non procedere ad una “dematerializzazione” del processo penale. Dobbiamo essere tutti orgogliosi del protocollo di intesa che ci ha consentito di impedire che in Corte di Appello si svolgessero camere di consiglio virtuali, da remoto: un successo condiviso con gli amici della Camera penale di Roma i quali hanno garantito una intelligente e costante collaborazione.

Questi risultati non devono andare persi e non devono essere confinati alla attuale fase emergenziale.

Il Consiglio si è più volte concretamente battuto sull’importanza della pubblicazione dei ruoli e della programmazione delle udienze per fascia oraria, impegnandosi – direttamente e mediante proprie risorse – nella pubblicazione tempestiva di tutti i ruoli trasmessi dagli uffici giudiziari.

Tale programmazione rappresenta un segno di civiltà giudiziaria che abbiamo conquistato per le esigenze della pandemia, ma oramai irrinunciabile anche per il futuro.

Non dobbiamo più tornare indietro, sia nell’interesse della giustizia e del suo corretto funzionamento (perché la gestione dell’udienza e dei processi dipende anche da questo), sia perché è inaccettabile per gli Avvocati tornare ad attendere una giornata intera per la celebrazione di un’udienza per colpa di chi -evidentemente- non è in grado di programmare il lavoro.

Allo stesso modo, le attuali disposizioni che sono state introdotte dai Decreti Ristori in materia del deposito telematico degli atti penali devono costituire l’avvio di un rapido e deciso cammino verso la creazione del c.d. fascicolo penale telematico per affiancare (prima) e sostituire (poi) i vari adempimenti materiali presso gli uffici e le cancellerie.

Si tratta di un progetto che è da anni in cantiere e che da ormai undici mesi attende una soluzione concreta e definitiva: ovvero una struttura stabile e sicura, analoga a quella predisposta per il processo civile, superando il limite dell’invio a mezzo PEC.

L’utilizzo della PEC oramai appartiene alla preistoria della telematica, noi dobbiamo guardare al futuro, al download, all’accesso da smart phone anche mediante riconoscimento digitale o facciale ovvero adottare in ambito giudiziario quelle misure oggi già impiegate per le attività quotidiane come accedere ai servizi bancari o comunali.

È necessaria un’opera mastodontica e innovativa, un vero e proprio ponte verso il futuro, in quanto il processo penale incide sulla vita delle persone e non è possibile essere ancorati alla burocrazia e alle deroghe imposte dall’emergenza sanitaria che, in undici mesi, non ha ancora prodotto gli effetti sperati ed indispensabili.

Al contrario, si deve procedere speditamente verso un risultato stabile ed affidabile per portare, finalmente, il processo penale nel XXI Secolo.

Si tratta di investimenti di primaria importanza per tutto il Paese, perché una giustizia che non funziona incide sui beni più preziosi – i diritti e le libertà – dei cittadini ed condiziona in negativo la crescita del Paese.

Nella sua relazione ieri il Presidente della Suprema Corte Curzio ha correttamente ricordato che “la giurisdizione è fatta da giudici e avvocati. L’art. 111 della Costituzione ci ricorda che essa si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge e che ogni processo si svolge nel contraddittorio dinanzi a un giudice terzo e imparziale. Il contraddittorio è garantito dalle difese. La iurisdictio (ius dicere) non si risolve solo nella decisione, ma si costruisce in un lavoro complesso al quale l’avvocato fornisce un apporto fondamentale”.

Noi siamo parte essenziale della giurisdizione e lo dimostriamo ogni giorno.

A Roma lo dimostriamo oramai da anni anche attraverso l’attività di supplenza offerta dalle istituzioni forensi, mettendo a disposizione importanti risorse economiche per fare fronte alle emergenze.

Questo sostegno è diventato, soprattutto in questo periodo emergenziale, sempre più indispensabile e apprezzato.

Il servizio offerto in supporto ai vari uffici dei giudiziari romani conta oramai ben 17 unita suddivise tra:

  • gli Uffici del Giudice di pace con 4 unità, impiegate nella assistenza agli uffici della richiesta copie sentenze e decreti ingiuntivi e dell’emissioni decreti ingiuntivi;

  • gli uffici del Tribunale civile con 6 unità, impiegate nell’assistenza a vari uffici come: informazioni ruolo generale, richiesta copie sentenze via mail, copie decreti ingiuntivi via mail, esecuzioni mobiliari;

  • gli uffici del Tribunale di sorveglianza, con 2 unità,

  • la Corte d’Appello, con 3 unità, impiegate nel supporto dell’ufficio che si occupa della predisposizione delle istanze di pagamento delle fatture del gratuito patrocinio e dei difensori d’ufficio;

  • gli uffici del Tribunale dei Minori, con 2 unità, impiegate negli uffici di liquidazioni parcelle e segreteria generale.

Ecco i dati concreti del nostro enorme impegno:

  • 14 mila pec lavorate da maggio a dicembre 2020,

  • 100 ordinativi di pagamento emessi nel 2020,

  • 883 documenti di ragioneria prodotti nel 2020,

  • 532 contatti con l’utenza da giugno a dicembre per il Tribunale Civile,

  • 680 documenti lavorati per il Tribunale di Sorveglianza nel 2020.

Gli avvocati, dunque, nonostante l’esasperazione dovuta ad un sistema fiscale oppressivo, pagano pure di tasca propria per riuscire a lavorare e così consentire il funzionamento del sistema della Giustizia; sono poi stati in grado di sottoporsi, a proprie spese, alla più imponente campagna di prevenzione operata in Europa da un ordine professionale, con attività di screening eseguita sull’intera comunità forense che gravita intorno agli uffici giudiziari.

È un contributo essenziale il nostro per fare sì che la giurisdizione torni ad essere vista dalla collettività non più come un problema ed un freno allo sviluppo, ma come una risorsa in grado di affermare la presenza del presidio statale sul territorio, di sostenere il sistema produttivo e di costituire adeguato presidio di legalità nel sistema di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali.

La situazione, anche del nostro Distretto, deve oramai essere fronteggiata nella consapevolezza che si tratta di una vera e propria emergenza nazionale che deve diventare una priorità per il Paese alla quale vanno destinate, in via prioritaria, risorse straordinarie da attingere anche col ricorso ai nuovi sistemi eurounitari di finanziamento per superare la pandemia.

Noi ribadiamo la disponibilità a dimostrare nei fatti la volontà di stipulare un vero e proprio “patto per la giurisdizione” con il quale tutte le componenti, legittimandosi e coinvolgendosi reciprocamente, si sostengono per fare recuperare alla giurisdizione quella credibilità e quel sostegno collettivo che le spettano quale luogo di elezione della tutela dei diritti, senza i quali sono a rischio gli elementi fondanti della nostra civile convivenza.

Da questo punto di vista il nostro “modello distrettuale romano” può essere un esempio virtuoso da seguire: gli incontri mensili tra il nostro Ordine ed i capi degli uffici giudiziari, avviati dal Presidente della Corte dott. Panzani ed oggi proseguiti grazie alla sensibilità ed alla disponibilità del Presidente dott. Meliadò, hanno consentito una maggiore conoscenza reciproca delle difficoltà e lo scambio di informazioni, proposte e consigli, nonché di superare con lo strumento del dialogo innumerevoli situazioni di criticità.

È con tale auspicio che, nel dedicare un ultimo pensiero ai colleghi, ai magistrati ed al personale amministrativo che ci hanno lasciato a causa della pandemia, porgo al Presidente della Corte, al Procuratore Generale ed a tutti l’augurio di buon lavoro dell’Avvocatura romana, di quella del Distretto della Corte di Appello di Roma e di quella nazionale dell’Organismo congressuale forense.

Roma, 30 gennaio 2020

Antonino Galletti

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Pubblicazione a cura del Dipartimento Comunicazione (Cons. Avv. Andrea Pontecorvo)